Trekking sugli Alti Tatra — nove giorni tra Slovacchia e Polonia
Dal 13 al 21 giugno un gruppo della nostra Sezione ha attraversato gli Alti Tatra, la catena che Polonia e Slovacchia si dividono nel cuore dell’Europa. Vette rocciose che sfiorano i 2.600 metri, laghi d’alta quota e immense foreste di pino mugo, di un verde brillante, che ci hanno accompagnato per tutti e cinque i giorni di cammino: un paesaggio dall’aspetto sorprendentemente alpino, eppure tutto da scoprire.
Partiti da Verbania alle quattro del mattino, in giornata eravamo già ai piedi delle montagne — non senza qualche incontro curioso lungo la strada, come un matrimonio celebrato in carrozza trainata da cavalli. Da lì, tappa dopo tappa, abbiamo camminato tra rifugi e strutture affacciate sui laghi — Zamkovského Chata, Sliezsky Dom, Popradské Pleso — in un susseguirsi di passi, traversi e panorami sempre nuovi. Lungo il sentiero non sono mancati gli incontri con la fauna locale: camosci e marmotte a osservarci da vicino.
Il momento più impegnativo è stata la salita al Rysy, la cima più alta della Polonia, raggiunta dal versante slovacco tra tratti attrezzati con catene e traversi ancora innevati. La conoscenza del territorio e l’attenzione alla sicurezza hanno guidato le scelte di percorso: alcune varianti sono state adattate per la neve ancora presente sui passi esposti a nord, dove l’attrezzatura escursionistica non sarebbe stata sufficiente. La pioggia del mattino e le fatiche dei giorni precedenti hanno scoraggiato alcuni di noi ma non tutti e infatti dopo essere partiti, il vento ed il sole hanno asciugato il terreno scivoloso e siamo riusciti ad arrivare in vetta, in compagnia di altre escursioniste belghe incrociate più volte lungo l’intero itinerario — la prova di come la montagna sappia unire anche chi parte da lontano.
E come in ogni buon trekking che si rispetti, non sono mancati i momenti conviviali attorno al tavolo: tra questi, la scoperta del Tatratea, il liquore tipico della zona, che si presenta in tante gradazioni — dalle più gentili a quelle decisamente impegnative.
La seconda parte del viaggio ci ha portati alla scoperta della Polonia: la discesa fino a 110 metri di profondità nella spettacolare miniera di sale di Wieliczka; la visita ai campi di Auschwitz-Birkenau, momento di memoria e raccoglimento; e infine Cracovia, città viva e giovane, con il quartiere ebraico di Kazimierz, il castello del Wawel affacciato sulla Vistola, i sotterranei della città e persino la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Una conclusione ricca, tra cultura, storia e convivialità.
Un grazie sentito agli organizzatori Fabio Dellamora, Marco Bizzozero e Rocco Minerva e a tutto il gruppo — Antonella, Paola, Simone, e Loredana, Lucia, Sara, Aldo, Marcette, Sabrina, Massimo e Paola, Anna e Paolo (il nostro cassiere) — per lo spirito di adattamento, l’allegria e la bella compagnia.
Esperienze come questa nascono dall’impegno e dalla passione di chi le organizza, in totale spirito di volontariato: la montagna, anche quella lontana, è più bella se condivisa.


















