Storia

la nostra STORIA

Il Cai iniziò la sua attività a Pallanza appena finito il secondo conflitto mondiale, nel maggio 1945 “quando un gruppo di appassionati della montagna capeggiato dall’avv. Augusto Ottolini” si costituì in sottosezione.

La prima gita sociale si svolse il 24 giugno di quell’anno; vi parteciparono venticinque persone che raggiunsero l’Alpe Ompio per visitare la “villa” che il dottor Luciano Fantoli aveva intenzione di donare loro per attrezzarla a rifugio. Quel giorno un gruppo ristretto si spinse fino al Sasso Rotto.Con lettere datata 1^ agosto 1945 il generale Luigi Masini, commissario nazionale CAI, autorizzò ufficialmente la costituzione della sottosezione di Pallanza dipendente dalla sezione CAI Verbano di Intra.

cai_ompio_inaugurazione

Il 30 settembre l’assemblea della sezione Verbano bocciò la proposta dell’avvocato Ottolini di concedere l’autonomia amministrativa alla sottosezione di Pallanza. Lo stesso giorno i soci Mangili e Gino Guarnori parteciparono a un raduno indetto dalla sezione di Omegna per la posa di una lapide sul Monte Massone ricordava Gigi Velati. In quella occasione i due rappresentanti pallanzesi ebbero la possibilità di incontrarsi e di parlare con il commissario nazionale Masini.

Il 15 ottobre in una sala dell’Istituto Idrobiologico si svolse la prima assemblea della sottosezione; sentita la relazione del reggente Ottolini i presenti manifestarono il desiderio che la sottosezione chiedesse alla sede centrale l’autonomia negata da Intra. E così il successivo 20 dicembre 1945, nel salone del ridotto del Teatro Sociale, l’avvocato Ottolini potè annunciare ai soci “che la costituzione della Sezione Pallanza del CAI è ormai un fatto compiuto” e lesse la lettera con cui la sede centrale ratificava la costituzione.In quei primi anni numerose furono le escursioni organizzata dalla sezione, ma l’attività sociale fu caratterizzata soprattutto dall’apertura del rifugio all’Alpe Ompio che venne inaugurato nell’estate 1948.

Dieci anni dopo, il 15 giugno 1958, su un terreno posto poco lontano dal rifugio, donato da Amalia Caramora Muller, fu benedetta la chiesetta alpina dedicata a SanBernardo da Mentone protettore degli alpinisti. Il piccolo oratorio, voluto dai soci e in special modo dal presidente Piero Perucchini, fu progettato da Pier Paolo Betteo e costruito dal primo muratore Dato Pizzagrani.

il_consiglio_al_rifugio_fantoliI presidenti della sezione CAI Pallanza:

  • Ottolini Augusto (1945 – 1949)
  • Broggi Armando (1950 – 1952)
  • Perucchini Piero (1953 – 1961)
  • Lambertini Luciano (1961 – 2003)
  • Montani Antonio* (2004 – 2005)
  • Dellamora Fabio (2006 – 2009)
  • Vallone Cinzia (2010 – 2013)
  • Manciucca Massimiliano (2014 – 2015)
  • Dellamora Fabio (2016 – 2019)
  • Ruga Riva Carlo (2020 – 2023)
  • Giuseppe Coduri (in carica)

*Antonio Montani è attualmente Presidente Generale del sodalizio

Il rifugio Fantoli

il_rifugio_in_una_foto_depocaIl 22 dicembre 1946 il dottor Luciano Fantoli – per molti anni presidente del locale comitato della CRI – donò alla neonata sezione CAI Pallanza una casa sita all’Alpe Ompio a condizione che una volta ristrutturata portasse il nome di Rifugio Fantoli geometra Antonio. L’edificio era infatti inagibile a causa degli eventi bellici che lo avevano pressoché sventrato. Il 27 marzo 1947 un gruppo di soci si recò a visitare la donazione e sul posto prese “realistiche decisioni per il prossimo inizio dei lavori di restauro”. Nella seduta di consiglio del seguente 12 luglio il geometra Borghini illustrò il progetto di ristrutturazione del costo di circa 120 mila lire. I lavori vennero svolti quasi interamente dai soci, tra i quali si distinsero i cosiddetti 18 Muli di Ompio e cioè: Francesco Amiotti, Giuseppe Andreoli, Piero Paolo Betteo, Giacomo Bianchet, Sandro Bonfanti, Carlo Borella, Armando Broggi, Ferruccio Ferrario, Attilio Gallieni, Settimo Martinelli, Giusto Mora, Marco Mortara, Augusto Ottolini, Piero Perucchini, Osvaldo Piana, Sandro Piana, Pera Riva, Luigi Verga. Nell’estate 1948 don Giuseppe Soldani, parroco di Rovegro, benedì il rifugio ormai teminato. Dopo appena quattro anni venne ampliato verso monte unendo alla casa Fantoli un nuovo edificio; questa volta i lavori furono commissionati a una impresa edile.