REPORT – GLOSSARIO DEL TREKKING LUNGO LA VIA LICIA (TURCHIA) – 4-12 ottobre

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Il presente glossario può essere letto in due modi:

 

    • In ordine cronologico, ricostruendo la progressione temporale attraverso le date che accompagnano le varie voci;
    • In ordine crono-illogico (ovvero alfabetico) così come viene presentato qui di seguito.

 

Aeroporto di Malpensa (4.10)

 

A

Sarà anche vero che i gruppi devono trovarsi con largo anticipo per il check-in, ma alle 3:45 all’aeroporto tutto dorme. Gli sportelli della Turkish Airlines apriranno alle 5:30, i bar alle 6:00, il volo decolla alle 6:50. Siamo veramente arrivati con laaaaargo anticipo.

 

Antalya (11.10)

Si sente già aria di fine vacanza in una metropoli di quasi tre milioni di abitanti. L’albergo è in centro, ma è un po’ sgangherato, alla reception non parlano inglese e, per di più – speriamo sia dovuto soltanto alla stanchezza –, abbiamo anche fatto casino con le camere. Poi, non è facile trovare un posto dove cenare di sabato sera per 16 persone con esigenze diverse in una città in festa. Ci trasciniamo da un locale all’altro, con situazioni imbarazzanti con i gestori a causa delle nostre indecisioni. Finiamo in un ristor[assord]ante, con gli amplificatori della colonna sonora (o dovremmo dire del porticato) incollati alle orecchie. Ci mettono un’ora a prendere le ordinazioni e un’ora e mezza a servire. Purtroppo i tappi di cera sono rimasti in albergo. Non ci resta che accartocciare i tovaglioli e infilarseli nelle orecchie, tanto non si riesce a parlare. Per fortuna, dopo tre ore buone, il supplizio di [T]antalya ha termine. Usciamo e ci si sparpaglia in gruppetti per la città in cerca di un bar tranquillo. Quando finalmente lo troviamo, ci dicono che chiudono fra venti minuti. Scoliamo – o meglio tracanniamo – qualcosa e cerchiamo di spendere le ultime lire turche.

 

B

 

Bagno 1 (5.10)

Tappa 1 Kaş-Boğazcik. È il primo bagno con sosta pranzo su una scogliera in una baia vicino a una tavernetta dove accettano soltanto lire turche. Mettiamo insieme quelle poche che abbiamo e riusciamo a comprare una birra da dividere fra una decina di persone. Ma il bagno è rigenerante, basta fare attenzione agli scogli che sono appena sotto il pelo dell’acqua. Il nostro arrivo disturba un caicco che lentamente si allontana.

 

Bagno 2 (6.10)

Tappa 2 Boğazcik-Üçağiz. Ad Aperlae. Questo bagno è dal pontile di legno che si allunga in un’insenatura dalle acque basse e non proprio limpide, davanti a un’insperata tavernetta in legno. Durante la pausa pranzo riusciamo a mettere in fila una vergognosa teoria di bottiglie vuote di birra. Dopotutto siamo in sedici… Anche se non tutti bevono, è un attimo arrivare a 25 cadaveri che fanno da mesto contrappunto ai sarcofagi sulla collina (v. alla voce Sarcofagi).

 

Bagno 3 (7.10)

Tappa 3 Üçağiz-Karaöz. A causa del maltempo, modifichiamo la mini-crociera che avrebbe dovuto portarci al castello di Simena ed effettuiamo invece un percorso ad anello. Ma ciò non impedisce di fare un paio di bagni sotto la pioggia in acque cristalline, tuffandosi dal battello durante le soste. Bagnati per bagnati… Il pranzo a buffet di piatti turchi cucinati dalla mamma del giovane capitano e servito a bordo sotto la tettoia è ottimo e abbondante. Un difetto? Non servono birra…

 

Bagno 4 (8.10)

Tappa 4 Karaöz-Adrasan. Non è la spiaggia più selvaggia, fra barche ormeggiate, sdraio e ombrelloni e, al largo, delle minacciose navi militari turche le cui salve ci hanno accompagnato lungo il percorso per tutta la giornata.

 

Bagni 5, 6, 7… (10.10)

Tappa 6 Çirali-Tekirova. Una tappa su un sentierino che, nella prima parte, si snoda a picco sul mare turchese (dopotutto siamo in Turchia), in un’altalena di su e giù che ti fa gustare ancora di più il bagno rinfrescante e tonificante su una spiaggia deserta di ciottoli e sabbia. Un altro ancora, più avanti, durante la sosta pranzo, che non fa rimpiangere il precedente, perché camminando si suda anche nel sole di ottobre. Il terzo in un’area campeggio dove a rinfrescarci non è soltanto l’acqua del mare, ma anche delle belle birre gelate (v. alle voci Licenza e Tekirova).

 

Boğazcik (5.10)

Tappa 1 Kaş-Boğazcik. Una manciata di case deserte e scalcinate attorno a un’area attrezzata per fare stretching frequentata da due gattini e una moschea con la cupola dorata. Dopo una giornata di sole, il cielo si è rannuvolato e improvvisamente fa freddo. Ci si scalda facendo ginnastica in fiduciosa attesa della navetta. Dopo uno snervante scambio di messaggi e telefonate con la ditta che dovrebbe effettuare i transfer, ci informano che l’autista non sapeva dove fosse Boğazcik. Ma arriverà fra un’ora. Passa un bambino. C’è qualcosa che ricorda Aspettando Godot. Alla domanda: “Hello, do you speak English?”, resta in silenzio, ci pensa su un po’ e poi risponde “No”, scappando via. Gli grido ancora “Çai?”, sperando in qualcosa di facile e caldo per il gruppo infreddolito che continua a fare defaticamento sugli attrezzi, ma il bambino si allontana ripetendo “No, no”. Probabilmente per la mia pronuncia imperfetta. Forse ho balbettato soltanto: “C’hai…

 

Bomonti (tutti i giorni)

Birra storica di Istanbul, fondata nel 1890 (v. alla voce Efes).

 

C

 

Çirali 1 (9.10)

[Per l’antefatto v. alle voci Pee-stop e Rescue Team] Tappa 5 Adrasan-Çirali. Verso la conclusione di una tappa decisamente movimentata, ci attende ancora un imprevisto. Il ripido sentiero ufficiale in discesa si dirige intransigentemente verso la rete metallica della recinzione di un sito archeologico. E la attraversa! Alcuni escursionisti devono essersi aperti il passaggio con delle tronchesine. Ci infiliamo anche noi e ci ritroviamo all’interno del sito. Adesso bisogna capire come uscirne e senza passare dal via, ovvero dalla biglietteria, dove – come scopriremo più tardi – non ti danno 200$, ma vogliono 10€. Il fiuto dei nostri cani (v. alla voce Setter) ci indica un angusto passaggio fra le transenne che i più nerboruti allargano per il resto del gruppo.

Le Byram’s tree-houses in cui dormiamo non sono case sugli alberi, ma capanne in legno decisamente spartane. Fa freddino e ci si scalda di più davanti al fuoco all’aperto che nelle camere dove non tutti hanno visto o sanno attivare il riscaldamento e neppure trovare le coperte di lana riposte in armadi in legno perfettamente mimetizzati con le pareti.

 

Çirali 2 (10.10)

Tappa 6 Çirali-Tekirova. Dopo che la bizzarra idea di far rientrare a casa i cani in taxi (v. alla voce Setter) è stata scartata a malincuore e il tentativo di abbandonarli nei bagni miseramente fallito, occorre trovare come riprendere la Via Licia senza pagare il balzello di 10€ a testa per attraversare il sito archeologico che ci ostruisce il passaggio. Tenendoci il più lontano possibile dalla biglietteria, ci addentriamo in un labirinto di ruderi silenziosi e imponenti nella vegetazione inselvatichita della parte più remota del sito. Senza il filo di Arianna, all’improvviso sbuchiamo in spiaggia in un punto in cui la recinzione termina, forse perchè il materiale era finito o perchè si pensava che gli arbusti fitti e spinosi potessero impedire l’accesso. Sulla lunga spiaggia che percorriamo i nostri cani prendono di mira un gruppo di ragazzi che si si sono fermati a mangiare e si sdraiano a tavola con loro. Ce li lasciamo alle spalle mentre scodinzolano felici con la nuova compagnia.

 

D

 

Dalaman (4.10)

Per noi è soltanto l’aeroporto dove ci attende la prima navetta. Come da programma. Puntuale. “Perfetto! si parte per Kaş”. Il sole è caldo e ancora alto nel cielo. Il pulmino, ammaccato qua e là, dimostra tutti i suoi anni, cigolando liberamente, ma una piacevole brezza rinfresca i sedili delle prime due file. Più indietro, invece, si soffoca e non si possono aprire i finestrini. L’aria è condizionata, sì, ma condizionata dal mancato funzionamento della ventola. Alle nostre lamentele sguaiate, l’autista fa alcune telefonate. Dopo cinque chilometri si ferma e noi e i nostri zaini veniamo trasferiti su un’altra navetta. Urca! Come sono efficaci questi turchi!

 

E

 

Efes (quasi tutti i giorni)

Il marchio di birra più popolare e conosciuto (v. alla voce Bomonti).

 

F

 

Fine!

Certo, nulla è eterno, come leggevo in questi giorni e come se non l’avessi mai saputo! Ci saranno altri trekking, altri sentieri, altre occasioni. E allora, invece di far scorrere i titoli di coda per leggere poi The End, come commento a questa avventura, scriviamo pure, ma in inglese, Fine!

 

G

 

Guida (7.10)

[Per l’antefatto v. alla voce Bagno 3] Tappa 3 Üçağiz-Karaöz. Rientrati dopo il giro in barca, ci attende la navetta che ci porterà prima a Myra e poi a Karaöz. Oltre all’accompagnamento di pioggia, puntualmente confermato da Giove pluvio, è previsto anche quello di una guida turistica. Dall’autobus scende un hippy anni ‘70, avviato alla cinquantina, rosso in viso, con capelli lunghi altrettanto rossi, radi e scomposti. All’unanimità siamo convinti che si tratti di un turista irlandese che credeva di entrare in un pub, ma poi si è accorto che a bordo non c’erano né whiskey, né Guinness. É la nostra guida turistica. Turco al 100%, giura. Fra le cose turche, la meno turca, apparentemente. Ma forse, in quanto a parenti, mente.

 

H

 

Hotel

(v. alla voce Otel)

 

I

 

Inflazione

L’anno scorso in Cappadocia con 1€ compravamo 36 Lire Turche, quest’anno 1€ ne vale 48. Nell’arco di un anno la lira turca ha perso il 33,33% del suo valore rispetto all’euro. Se l’anno scorso con 36 lire turche compravi 1€, adesso con quelle stesse lire compri solo 75 centesimi.

 

J

 

Jandarma

Andando da Dalaman a Kaş ci ferma la Jandarma, la gendarmeria. Pensiamo subito che il nostro autista abbia fatto un sorpasso azzardato (com’è avvenuto più volte lungo il percorso fin qui) o abbia superato il limite di velocità (come ha fatto costantemente fino ad ora). Si tratta però soltanto di un semplice controllo da parte di questa divisione dell’esercito regolare con compiti di polizia. Dopo qualche sguardo inquisitore all’interno del pulmino, ci consentono di riprendere il viaggio.

 

K

 

Karaöz (7.10)

Tappa 3 Üçağiz-Karaöz. Lasciata la guida turistica (v. alla voce Guida) e la Chiesa/Museo di San Nicola (v. alla voce Myra) in poco più di un’ora dovremmo arrivare all’Esperanza Boutique Hotel, qualche centinaio di metri dal villaggio di Karaöz. È buio ezme (la variante turca e piccante di buio pesto). I tornanti della strada in salita si fanno sempre più ripidi e stretti, i profili neri degli alberi si allungano davanti a noi. L’autista non parla una parola d’inglese e ci siamo ormai allontanati quasi 10 km dalla posizione dell’albergo. Quando stiamo perdendo ogni Esperanza il più tecnologico del gruppo si mette improvvisamente a parlare turco e a dare istruzioni all’autista leggendo dal suo telefonino. Con una tardiva inversione di marcia, in poco meno di mezz’ora ripercorrimamo a ritroso i tornanti per poi imbucare uno sterrato e raggiungere finalmente l’albergo nel bosco.

 

Kaş (4.10)

Vivace cittadina turistica di fronte all’isola greca di Castellorizo, dove un antipasto di telline (arselle) e un bicchiere di bianco locale costano 21€, più del doppio di una lastra al naso (10€, v. alla voce Voli rindan[n]ici). Ma non ci si può certamente abbuffare di lastre e beccarsi una lastrite.

 

L

 

Licenza (10.10)

Tappa 6 Çirali-Tekirova. In un’area campeggio è posteggiato anche un vecchio furgone VW arrugginito, aperto sul fianco, che di fatto è il bancone. Un anziano serve spremuta di melograno e bibite analcoliche. Chiediamo se per caso ha della birra. Non sembra voler rispondere, ma dopo un attimo con lo sguardo ci fa capire di avvicinarci e con voce sommessa confessa: “Η μπίρα είναι ένα μικρό πρόβλημα” (La birra è un piccolo problema). “Fa niente”, ci diciamo rassegnati. “Sarà per motivi religiosi”. Poi, accostando l’indice alle labbra chiuse a culo di gallina, ci lascia intendere che c’è della birra. Basta aspettare. Dopo un buon quarto d’ora ci scodella sei birre gelate che teneva

nascoste in chissà quale anfratto. Ci indica soltanto di andare a berle in riva al mare, a distanza dal furgone. Probabilmente il “piccolo problema” era la licenza per vendere alcolici.

 

M

 

Myra (7.10)

Tappa 3 Üçağiz-Karaöz. A Demre, l’antica Myra, sotto una pioggia scrosciante, la guida ci presenta la figura di San Nicola, fiero oppositore dell’eresia ariana, che nel 325 partecipò al Concilio di Nicea, in cui fu redatto il Credo che i cattolici di tutto il mondo professano ancora oggi durante la Messa. Nel 1087 le sue ossa furono trafugate a Bari da devoti mercanti che temevano potessero cadere nelle mani dei musulmani. La chiesa oggi è un museo. Nel corso dei secoli San Nicola si trasformerà poi in Santa Claus, ma a noi di regali non ne fa: il biglietto d’entrata è di 100 lire turche (2€) per i turchi e 17€ per noi turisti.

 

N

 

Navetta (5.10)

8 transfer in navetta per poter collegare le tappe o evitare tratti della Via Licia abbruttiti da una miriade di serre in plastica. La navetta diventa il luogo dove i sedici escursionisti si trasformano in microclimatologi insofferenti che in raffiche di ordini contraddittori chiedono all’autista di intervenire sull’aria condizionata e sul riscaldamento come se fosse il più sfrenato dei disk jokey. “Troppo caldo!” “Come si dice in inglese?” “Too cold.” “No, too cold è troppo freddo.” “Ma, fa caldo!” “Fuck Aldo?” “No, dai che dopo s’incazza!” “Come fai a sapere che si chiama Aldo?”… ‘Naltravetta (11.10)

Tappa 7 Tekirova-Antalya. Come già a Creta (il Gigilos, m. 2050) e in Cappadocia (l’Hasan Dağı, m. 3268), l’ultima tappa del trekking include anche la salita a ‘naltravetta: il Tathali Dağı (2365 m.), raggiunto in tre ore partendo da Beycik (m. 900 ca.) lungo un sentiero in pineta e uno sterrato che arriva fino in vetta. In cima non c’è soltanto l’imponente costruzione della stazione di monte della funivia con tanto di bar-ristorante, negozio di souvenir e terrazzi panoramici, ma una folla freddolosa e bardata in berretti di lana, piumini, pantaloni antivento e… infradito, uno stuolo di paraglider che si lanciano in una competizione di volo, qualche moto da enduro di una gara che non capiamo quando inizierà e, soprattutto, un’assordante turpe musica truzzo-tamarra-turcomanna. Seduti in maglietta e calzoncini, mangiucchiamo qualcosa, beviamo una birra (o due) e scendiamo frettolosamente a valle in funivia.

 

O

 

Ossimoro 1 (7.10)

Forse qualche escursionista in cuor suo ci sperava… “Oh, sì, moro!” (v. alla voce Guida).

 

Ossimoro 2 (8.10)

Fedele cane randagio (v. alla voce Setter).

 

Ossimoro 3 (10.10)

Grigliata mista di solo pollo. Che comunque è diversa dalla grigliata di pollo. La grigliata mista è con pollo e agnello. La grigliata-mista-di-solo-pollo è senza l’agnello. E l’operazione ha i suoi costi.

 

Otel

(v. alla voce Hotel)

 

P

 

Pee-stop (9.10)

Tappa 5 Adrasan-Çirali. Dopo un’estenuante salita in pineta, si sbuca su uno sterrato e, dove spiana, troviamo un punto di ristoro inaspettato: una baracca con generatore e un pas[ristora]tore che bruciacchia delle crêpes (beh, si fa per dire) unte e bisunte e farcite con erbette, spreme succo di arancia e melograno e vende birra fresca. Sosta obbligata. Un’escursionista chiede di avviarsi prima del gruppo per un impellente pee-stop. Concesso (il permesso, non i servizi). Non si avvede che la traccia lascia lo sterrato per infilarsi, quasi di nascosto, in un piccolo sentiero sulla destra. Dopo un quarto d’ora di ripida discesa nel bosco popolato di ginestre spinose, prugnoli, biancospini, ginepri e salsapariglia il gruppo si ricompatta. Si fa la conta. 1, 2, 3… 15! “Ma allora si Sarà persa.” “O non ha visto l’imbocco del sentiero!” “Non risponde…” “Non c’è campo!” (che sarà anche un’osservazione intelligente, ma basterebbe guardarsi intorno in quella foresta di spine e di sassi per rendersi conto che lì di campi non c’è neanche l’ombra). [Continua alla voce Rescue Team]

 

Q

 

Questura (4.10)

Il classico luogo d’incontro per la partenza.

 

Quest’ura (4.10)

2:30! Ma che bisogno c’è di ritrovarsi a quest’ura?

 

R

 

Rescue Team (9.10)

[Segue dalla voce Pee-stop] Tappa 5 Adrasan-Çirali. Sembra che la squadra di soccorso non attendesse altro per potersi attivare. Si incrociano i dati del GPS, si studiano percorsi alternativi, si creano pattuglie che interverranno su direttrici diverse. Intanto lei sente a distanza le voci concitate del gruppo e decide di tagliare giù per il bosco, incurante di spine e dirupi. “ Dr. Joly Frank, I presume.” sembra abbia detto il capospedizione Wilful Nil al momento del ricongiungimento.

 

S

 

Sarcofagi (6.10)

Tappa 2 Boğazick-Üçağiz L’etimologia ci dice che sono dei “mangiacarne”, un termine che si contrapporrebbe a “vegetariani”. In realtà sono splendidi esempi di arte funeraria datati a partire dal V sec. a.C. Realizzati in pietra calcarea locale 2-3 m per 1-1,5 m, con un’altezza totale che può arrivare a 5-6 m., presentano un basamento, una cassa rettangolare e un coperchio semicircolare a doppio spiovente che imita i tetti della abitazioni in legno. A parte uno nel centro storico di Ka ş, altri sono mezzo sommersi per fenomeni di bradisismo nel braccio di mare fra Üçağiz e l’isola di Kekova e altri ancora riposano in cimiteri diffusi fra gli ulivi che degradano dolcemente verso il mare ai lati del sentiero che scende verso Aperlae.

 

Sette (4.10 e seguenti)

È comprensibile che in un trekking di 7 giorni, si formino dei gruppi di 7 persone che qualcuno potrebbe anche definire sette. Si tratta semplicemente di affinità elettive. Settelaprendi per queste cose, ti rodi (ma non c’entra: è un’isola greca, non è in Turchia) il fegato e basta.

 

Setter (8.10 e seguenti)

Magari non erano setter, ma di sette razze diverse. Fedeli cani randagi (v. alla voce Ossimoro 2), molto frequenti in Turchia. Forse hanno dei proprietari, sta di fatto che si accodano agli escursionisti al cui buon cuore strappano qualcosa da mangiare per poi guidarli lungo lo sviluppo della tappa. I nostri due (fratello e sorella o madre e figlio) ci hanno seguiti (o preceduti) per tre giorni, per una settantina di chilometri. Si è anche ipotizzato di rimandarli a casa in taxi, facendo sorridere bonariamente i locali a cui è stata formulata la proposta. La loro casa è la strada, i loro “padroni” i bipedi che si scelgono come compagni occasionali di viaggio.

 

Setto (5.10)

Setto (nasale). V. alla voce Voli rindan[n]ici.

 

T

 

Tekirova (10.10)

Tappa 6 Çirali-Tekirova. A Tekirova il gruppo si divide: chi non vede l’ora di arrivare in albergo, visto che domani si sale sul Tahtali Dağı, e chi cerca ancora l’ultimo bagno e un aperitivo in riva al mare. Ma qui si perdono le tracce del racconto… Ed è meglio lasciare a ciascuno il ricordo che gli è più caro, compreso anche un bagno a mezzanotte al chiaro di luna.

 

U

 

Üçağiz (6.10)

Tappa 2 Boğazcik-Üçağiz. Dopo Aperlae (v. alla voce Bagno 2) meglio dimenticare. La meta si vede là avanti, in riva al mare, come siamo noi. Ma la traccia è un continuo scendere e risalire fra ruvide rocce, cespugli spinosi, calette nascoste e imprecazioni infinite. Il mare è lì di fianco a noi, sulla destra, e le sue acque tranquille sembrano farsi beffe del nostro incedere faticoso. Dopo sei kilometri e quasi tre ore arriviamo a Üçağiz.

Il gruppo è alloggiato in tre strutture diverse a causa della limitata recettività del villaggio. I nomi delle pansiyon, pension, hotel e otel (v. alle voci Hotel e Otel) si assomigliano troppo e un’altra buona mezz’ora se ne va girando a vuoto per viuzze e vicoli. Sistemati tutti gli altri, restiamo in

quattro davanti a una bella birra sul terrazzo sul mare del ristorante di Hassan, che è anche il nostro padrone di casa. Prenotiamo anche la cena per tutti da questo filibustiere-chef, che durante gli anni da Gastarbeiter in Germania, ha acquisito un senso dell’ordine (e dell’ordinazione) decisamente teutonico. Niente voci corali stonate: uno per uno si dice quello che si desidera e lui debitamente segna sul suo taccuino.

 

V

 

Vedo e non vedo

 

Voli internazionali (4.10)

Ci siamo rivolti anche questa volta alle Turkish Airlines: impeccabili per la puntualità e l’ottimo servizio a bordo con pasto caldo e bevande – vino compreso – sulla tratta Milano-Istanbul e panino sorprendentemente gustoso (primosale, pomodoro e patè di olive) per il volo interno da Istanbul a Dalaman o, al ritorno, da Antalya a Istanbul.

 

Voli rindan[n]ici (5.10)

Tappa 1 Kaş-Boğazcik. Talvolta l’immaginazione ci porta a fare voli pindarici, quando si sogna ad occhi aperti. Altre volte, invece, sui sentieri scoscesi, fra i sassi scivolosi, il volo può riportarci pesantemente a terra, con il naso che va a sbattere contro un masso e ti sposta il setto. È successo a un nostro escursionista durante la prima tappa da Kaş verso la rinomata (o mata-rino) località di Boğazcik. Le numerose infermiere improvvisate del gruppo, fornite di rinocerotti – ovviamente non si tratta di un refuso – hanno prontamente posto ri[no]medio al danno.

 

Voli coreutici (8.10)

Tappa 4 Karaöz-Adrasan. L’arte della danza richiede la capacità di ondeggiare, volteggiare, piroettare, roteare, librarsi e perfino di levitare. E, ovviamente, anche di evitare di cadere in una buca profonda più di un metro, nascosta soltanto da qualche vaso di fiori. È successo a una nostra giovane escursionista al termine della cena ad Adrasan. Le numerose infermiere improvvisate del gruppo hanno prontamente applicato sulle carni della malcapitata l’intero contenuto del kit di pronto soccorso.

 

W

 

Water

Una delle parole più importanti quando si fa esercizio fisico. Una delle parole più utili quando si fa un trekking all’estero. Una delle prime parole d’inglese che si imparano. E l’errore di bon-ton più grave è commesso dai professori di inglese che non insegnano che “acqua” si dice: “Water, please!”, facendo così passare il turista italiano per maleducato.

 

X

 

X-rated stories

Riservate a un pubblico aldult[er]o (v. alla voce Vedo e non vedo).

 

Y

 

Yanartaş (9.10)

Tappa 5 Adrasan-Çirali. La Chimera era un mostro mitologico con corpo e capo di leone, una testa di capra sulla schiena e una coda di serpente pure dotata di testa che sputava fuoco da tutte le sue fauci facendo scorribande in quelle zone della Licia. Secondo il racconto, sarebbe stata uccisa dalla lancia che Bellerofonte le ficcò in gola e che, sciogliendosi, la soffocò. Di notte, dotati di frontali e telefonini, ci siamo recati per vedere i fuochi che, alimentati da metano e altri gas, ardono incedssantemente a Yanartaş (Pietra che brucia). Le nostre aspettative di vedere le fiamme che la Chimera, attraverso pertugi sotterranei, ancora emana erano altissime. Sì, un posto suggestivo, ma altro che volare come Bellerofonte a cavallo di Pegaso! Vedendo famigliole di turisti che abbrustolivano dei würstel al riverbero di quelle fiammelle, tanto per restare in mitologia, siamo precipitati miseramente come Icaro.

 

Z

 

Zero

In inglese nei punteggi di calcio “zero” si dice “nil” (v. alla voce Rescue Team).